I Comuni

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“Brusciano”

Cittadina in provincia di Napoli da quando fu tolta la sua appartenenza a “Terra di lavoro”, con Regio Decreto n.1 del 2.1.1927, confina con Somma Vesuviana, Acerra, Castello di Cisterna e Mariglianella. Sulle origini di Brusciano, sono state accolte due ipotesi, entrambe derivate dell’etimo. Una prima ipotesi indicherebbe che la zona in cui sorse il primo nucleo del pagus, fosse una zona paludosa, ricca di bisce e da bixiae sarebbe derivato BIXIANUM, diventato, poi, BRUSCIANO. Tale ipotesi pare echeggiare l’antico stemma del comune, che aveva come sostrato una zona paludosa, ma trovava e trova soprattutto suffragio nel fatto che la zona più antica di Brusciano sia stata via Padula, una volta via Palude, nome in cui è stato trasformato per metatesi nel termine PADULA. La suddetta PALUDE si formava, quasi certamente, per le acque limacciose del fiume Sarno o Sebeto, che passava circa duemila anni fa a levante tra Acerra e Maddaloni, lambendo anche il territorio di Brusciano. L’altra ipotesi, ad un fatto storico secondo cui a seguito della spartizione delle terre a favore dei legionari romani, la zona di Brusciano fu assegnata alla famiglia “Brutia” o “ Brucia” da cui Brusciano.

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“Cicciano”

Nella pianura campana, alle pendici dei primi rilievi subappenninici, si estende il Comune di Cicciano, articolato intorno a Piazza Mazzini, dalla quale si dipartono a raggiera le strade secondo cui è avvenuta l’espansione edilizia del paese, accresciutosi anche con la costruzione del nuovo insediamento abitativa GESCAL negli anni Ottanta del Novecento. Già in epoca preromana Cicciano ebbe notevole importanza strategica sia perché era attraversato da strade di collegamento primarie, sia perché, pur sito in una zona pianeggiante, era protetto a settentrione da una fascia collinare.  Durante il dominio romano il territorio fu oggetto delle deduzioni di colonie di veterani tra i quali furono ridistribuite le terre. Il toponimo deriverebbe, pertanto, da un prenome romano Cittius o Citius al quale venne aggiunto il suffisso di possesso dando come esito la forma completa Cittianum o Citianum, trasformatosi poi nel Medioevo in Ciccianum o Cicianum. Nei secoli successivi nel territorio si formarono tre distinti insediamenti: Cicciano verso nord, Curano a est e Cutignano in direzione sudovest. I tre villaggi, separati in passato tra loro, si sono oggi quasi completamente uniti per effetto dell’espansione edilizia. Durante il XII secolo, assieme agli altri centri limitrofi, Cicciano divenne feudo normanno e, in seguito, entrò a far parte del patrimonio terriero dell’Ordine dei Templari, che vi edificarono la loro fortezza. Il culto per la Madonna, ampiamente diffuso in questa zona, e lo stemma civico con i simboli dei Cavalieri del Tempio costituiscono una prova della presenza dei Templari in zona.

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“Comiziano”

Sotto il profilo etimologico, Comiziano sembrerebbe un’alterazione posteriore di Comignano e/o Cumignano. Infatti nella Tavola del Capasso si fa menzione di un Comilianum , da cui Comignanum, e lo storico Remondini nomina, indifferentemente,Cumignanoo Comiziano.
A dir poco avventato, anche se alquanto suggestivo, sarebbe far risalire il toponimo al latino cominia, specie di oliva e quindi Cumignanostarebbe a significare oliveto di una speciale qualità di olive ovvero al fatto leggendario che vi si riunivano gli antichi Cavalieri di Malta (comites) della vicina Cicciano.
Tuttavia, quando Livio scrive che intra moenia, sub adventum dictatoris (Q. Poetelius), et Samnitium omnis multitudo, et Nolana agrestis contulerat e che  dictator, urbis situ circumspecto, quo apertior aditus ad moenia esset, omnia aedificia – et frequenter ibi habitabatur – circumiecta muris incendit, ci convince che anche la zona fuori dalle mura di Nola era abitata. Si può, dunque, ipotizzare la presenza in Nola (ricca città preromana aperta nella campagna e non vincolata alle sue mura come le impervie città dell’Italia Centrale) di un numero imprecisato di fattorie romane più o meno grandi.
In considerazione del suffisso in ano di Comignano, indice di un possedimento fondiario e del ritrovamento di un graffito pompeiano attestante la presenza in Nola della gens Cominia, Cumignanum potrebbe significare latifondo della gens Cominia. Quindi, Comiziano potrebbe essere la risultante di un processo genetico di matrice romana, vale a dire proprio uno di quei borghi (come Casamarciano ed Ottaviano) nati intorno ad un’importante fattoria romana. Fino al 1640, Comignano è stato uno dei casali dell’Università di Nola. Nel Dizionario geografico, istorico, fisico del Regno di Napoli del 1795 Comignano così si descrive: Casale della Provincia di Terra di lavoro, nella Diocesi di Nola, situato in una pianura, d’aria temperata, e nella distanza di due miglia e mezzo dalla città di Nola che si appartiene in feudo alla Famiglia Mastrilli, Duca di Marigliano. In esso sono da notarsi una Parrocchia di mediocre disegno; e tre pubbliche chiese con una Confraternita Laicale sotto l’invocazione del Rosario. Il suo territorio abbonda di grani, granidindia, legumi, frutti e vini. Il numero dei suoi abitanti ascende a seicento, sotto la cura spirituale di un Parroco. Nel corso dell’Ottocento, i casali più grandi si svincolarono dagli obblighi feudali o dalla dipendenza amministrativa di Nola, divenendo comuni autonomi ed annettendosi anche quelli viciniori meno estesi.
In tale epoca Comignano fu eretto a comune senza Gallo.
Il 9 ottobre 1819, il Ministero di Stato degli Affari Interni del Regno delle Due Sicilie, esaminati i progetti di rettifica di circoscrizione territoriale per la provincia di Terra di Lavoro, autorizzava nel real nome la separazione di Gallo da Cimitile per riunirsi a Cumignano che diventava Comune di Cumignano e Gallo unito ovvero Comune riunito di Cumignano e Gallo ovvero Comune di Cumignano riunito a Gallo. Dopo l’unificazione d’Italia il Comune assunse la denominazione di Cumignano e Gallo di Nola. Con Regio Decreto del 21 ottobre 1909 n. 405, l’Amministrazione De Rosa fu autorizzata a cambiare il nome in quello di Comiziano. E’ certo  che, a Cumignano, fino al 1870, si riunivano i massoni dei dintorni tanto è vero che, per circa vent’anni dopo, una stanza del vasto e severo palazzo baronale Del Balzo, luogo abituale delle riunioni, conservò sulle pareti i distintivi caratteristici della società. Appartennero tra gli altri alla loggia di Cumignano anche Morelli e Silvati. Oltre al Palazzo Del Balzo, di costruzione medioevale, è notevole il palazzo e la villa del marchese Imperiali d’Afflitto. La famiglia patrizia Fontanarosa, oriunda di Cumignano, fu anche una benemerita del paese.

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“Roccarainola”

L’antico abitato di Roccarainola, risalente nel nucleo originario all’epoca medievale, si estende a semicerchio ai piedi della collina su cui fu eretto il Castello. Non lontano si trovano la mole del Ciesco Matrone e una grotta, usata per lungo tempo come rifugio. A oriente e a occidente di questa zona sorsero altri due agglomerati, chiamati Puzano e Galuni, oggi integrati in via Cesare Battisti. All’altura su cui sorgeva il Castello (“rocca”) sembra riferirsi anche il toponimo, per il resto connesso, secondo il Sabatini, con l’antroponimo longobardo Ragino o Raino. Tra il VI e il X secolo l’Agro nolano divenne campo di battaglia tra Longobardi e Napoletani per il dominio di una zona molto fertile che con i suoi monti offriva un sicuro baluardo contro le invasioni nemiche. Anche i casali che sorgevano nella zona dell’attuale Roccarainola si trovarono così contesi tra i due diversi schieramenti, e spesso dovettero pagare tributi a entrambi i dominatori: si ricordano a questo proposito i casali situati sulla collina di Materno, oggi disabitata, e in località Scala Santa, il villaggio di Meiana sulla collina di Cammarano e, a occidente di Materno, il villaggio di Buccabuccum; già allora esistevano inoltre Sasso e Gargani, oggi frazioni di Roccarainola.  Nel 1457 la successione al feudo di Roccarainola fu assegnata alla famiglia d’Alagno. Nel 1592 il feudo fu acquistato da Francesco Antonio David, il più illustre dei feudatari di Roccarainola, che ricoprì le più alte cariche del Regno di Napoli. Alla famiglia David successero i Mastrilli duchi di Marigliano. Nel 1799 Giovanni Mastrilli, l’ultimo feudatario, fu preso come ostaggio dai repubblicani e rinchiuso per un anno in Castel Sant’Elmo a Napoli. Dopo l’abolizione della feudalità Roccarainola fu retta da un sindaco eletto dal popolo.

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“Tufino”

Il territorio di Tufino si trova nella zona pianeggiante, attraversata dai fiumi Clanio e Gaudio, compresa nel triangolo viario che ha come vertici Nola, Avella e Roccarainola. Il toponimo deriva dal latino Thophinus e si riferisce ai depositi naturali di tufo, materiale di cui la zona è ricca. Lo storico Ambrogio Leone scrive che i nolani in questa località traevano il tufo occorrente per la costruzione delle case. Tufino presenta una struttura urbanistica impiantata su due assi perpendicolari, vale a dire il decumano sesto della centuriazione di Nola, via De Gasperi e la perpendicolare, Via San Bartolomeo. Il paese viene nominato per la prima volta in un documento del 1308 che riguarda i rilevamenti effettuati dalla Chiesa per controllare le decime da corrispondersi, ma le sue origini si possono far risalire al tempo in cui i Romani fondarono colonie nell’Agro nolano nel I secolo d.C. In località Starza lungo la strada che conduce ad Avella si trova un imponente Monumento funerario in opus reticulatum situato in una zona agricola a est dell’abitato: esso risale senz’altro al periodo imperiale romano. Il casale fece parte di Nola dal 1200 al 1700: dobbiamo quindi rifarci alla storia di questa città per avere informazioni sulle sue vicende. Dal 1290 al 1533 appartenne alla Contea degli Orsini. In seguito Nola si riscattò a proprie spese conquistando l’autonomia feudale. Nel 1631 la tremenda eruzione del Vesuvio distrusse completamente le frazioni di Risigliano e Vignola e danneggiò Tufino. Nel 1640 Nola e i suoi casali furono venduti a Ladislao Sigimando, re di Polonia che nel 1642 li cedeva a Diomede Carafa e poi a Giulio Mastrilli. In questi anni il casale pur facendo ancora parte di Nola, assumeva la condizione di Universitas. I Mastrilli diventarono per lungo tempo padroni di un vastissimo territorio, sceglievano governatori per l’amministrazione della giustizia e per la riscossione dei tributi, nominavano i sindaci e gli eletti delle varie università. Nel 1806 durante il regno di Gioacchino Murat, Tufino si distaccò da Nola ed ebbe l’indipendenza; il paese con il suo circondario fu fatto oggetto di un’inchiesta  per accertare le caratteristiche morfologiche climatiche ed economiche. Nel 1826 Tufino e le sue frazioni furono aggregate al comune di Cicciano; nel 1928 vennero unite a Roccarainola, tranne la frazione Schiava che fu unita a Casamarciano. Il comune indipendente fu ricostituito solo nel 1946.

Il progetto ha la finalità, dunque, di potenziare l’offerta turistica dei territori coinvolti attraverso la creazione di un itinerario turistico-cultuale basato sullo specifico tema della rievocazione storica.

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